Young Guns – Avvocato a Londra, dove non serve la laurea in giurisprudenza

dalla rubrica Young Guns in collaborazione con Legalcommunity.it

 

Giurisprudenza, un corso di laurea scelto per “esclusione”. Poi è subentrata la passione per il diritto. E la scoperta che leggi e finanza potevano coesistere nella professione d’avvocato. Così Villy de Luca (nella foto), 25 anni, romano, figlio di un avvocato amministrativista, ha trovato la sua strada nella professione. E ha scelto di muovere i primi passi a Londra.

Quando hai deciso di andare all’estero?
Nonostante viva nel Regno Unito da tre anni e mezzo ormai, ho scelto di andare all’estero non una ma due volte.  La prima volta è stata durante il mio ultimo anno alla Bocconi.

Cosa ti ha folgorato?
La materie finanziarie mi avevano molto affascinato quindi avevo deciso di prendermi un anno post laurea per approfondirne lo studio. Ho conseguito un master in Diritto e Finanza all’Università di Oxford. L’idea iniziale era quella di rientrare in Italia una volta conseguito il Master ad Oxford.

E invece…
Nel 2012 sono tornato in Inghilterra. Avevo vinto il “Premio Freshfields per i migliori laureati in giurisprudenza” che offriva un lavoro su Roma e Milano. L’offerta era molto allettante ma allo stesso tempo è arrivata una proposta da Allen&Overy a Londra. Quando e’ arrivato il momento di decidere ho optato per l’offerta inglese.

Cosa ha orientato la tua decisione?
Quello che mi ha convinto è stata la possibilità di lavorare presso la sede centrale di uno dei maggiori studi legali del mondo.

La ritieni una scelta alla portata di tutti (anche economicamente)?
Londra è una città piena di opportunità ma anche estremamente competitiva. Ogni anno vengono offerti tra i 5.000 e i 6.000 posti da praticanti a fronte di circa 50.000 domande. Insomma, uno su 10 ce la fa… È molto difficile trovare un lavoro senza aver fatto alcuna esperienza di studio nel Regno Unito o negli Stati Uniti (Master o LL.M.). Di conseguenza chi aspira a lavorare a Londra deve avere il tempo e le risorse per intraprendere un percorso di studio qui.

Ci sono forme di sostegno?
Il Regno Unito è estremamente meritocratico e se si ha talento le università hanno a disposizione molte borse di studio che coprono tutte le spese universitarie. La situazione diventa molto più facile quando si inizia a lavorare presso gli studi legali. Le retribuzioni sono molto elevate e permettono ai praticanti di mantenersi in maniera completamente autonoma.

È possibile ottenere l’abilitazione da avvocato avendo conseguito una laurea in Italia?
Il sistema Giuridico anglosassone è unico nel suo genere in quanto non richiede una laurea in giurisprudenza per conseguire l’abilitazione da solicitor o barrister.

Ovvero?
Le do solo un dato per farle capire la portata del fenomeno: il 50% dei partner a Londra non ha studiato giurisprudenza all’università. Per diventare solicitor nel Regno Unito, è sufficiente frequentare un corso di conversione (graduate diploma in law) e un corso di abilitazione (legal practice course) della durata complessiva di 15 mesi. I due corsi sono strutturati come dei veri e propri master quindi presuppongono la frequentazione delle lezioni, compiti a casa ed esami finali.

Dopo l’esame che succede?
Una volta terminati con successo i due corsi si diventa praticanti abilitati allo svolgimento della professione forense. Per conseguire il titolo da solicitor, tuttavia, è necessario lavorare per due anni in uno studio legale. Per fare un parallelo con l’Italia è come se l’esame di Stato fosse anticipato a prima della pratica e, anziché essere un esame secco, è un corso universitario.

Quindi viene prima il lavoro e poi la formazione?
La cosa più importante da tenere a mente è che senza la pratica di 2 anni non si acquisisce il titolo quindi, in sostanza, l’accesso alla professione dipende dall’essersi assicurato un posto da praticante in uno studio legale. In Inghilterra le assunzioni vengono fatte prima che un ragazzo debba fare il corso di conversione e abilitazione. Non solo gli studi si fanno carico al 100% delle spese del corso (e normalmente pagano anche uno stipendio nel mentre) ma garantiscono il posto da praticante una volta terminato il corso.

Insomma, strada in discesa…
Questo è un grande vantaggio del sistema in quanto chi intraprende il percorso di abilitazione ha la certezza che una volta superati gli esami avrà un lavoro certo per 2 anni e diventerà solicitor.

Quali pensi che siano le maggiori differenze (positive e negative) tra lo svolgere la professione a Londra e farlo in Italia?

Le differenze maggiori stanno nelle dimensioni dello studio. Il mio, ad esempio, conta circa 2000 persone che lavorano su 3 grattacieli da 11 piani ciascuno. Questo ha ovviamente pro e contro.

Partiamo dai pro…
I pro sono indubbiamente nella retribuzione e nell’importanza dei casi su cui si lavora. La retribuzione media per i praticanti a Londra è di circa 42.000 euro e i casi su cui si lavora sono tra I maggiori al mondo e spesso ci si ritrova a leggerli sulle prime pagine del Financial Times.

Le note dolenti?
In una realtà così grande si è spesso un numero tra i tanti e bisogna faticare molto per farsi notare dai partner.

Per te, questa è un’esperienza di passaggio o ti vedi definitivamente all’estero?
È ancora presto per dirlo. Lavorare a Londra è estremamente stimolante e sicuramente voglio continuare a crescere in questa realtà. Non nascondo, tuttavia, che l’Italia è il mio Paese e mi piacerebbe un giorno tornare per contribuire a migliorarlo.

Sai che molti di quelli che hanno scelto di tornare in Italia spesso si sono sentiti dire che l’esperienza fatta non aumentava la loro seniority agli occhi dello studio? Cosa ne pensi?
Sono consapevole e sono anche d’accordo. Il solo fatto di lavorare a Londra non vuole necessariamente dire che uno abbia maggiore esperienza dei colleghi italiani. Faccio un esempio. Se lavoro 5 anni nel dipartimento di corporate a Londra e poi mi trasferisco in Italia, non vedo perché mi si debba riconoscere maggiore seniority considerando che il tipo di operazioni che si fanno in Italia presuppongono l’uso di una legge diversa e di conseguenza l’esperienza maturata a Londra non sarà un grande added value.

Occhio alle risposte boomerang…
Quello che però va riconosciuto è che in alcuni settori l’aver lavorato a Londra può portare grande benefici allo studio. In molti settori (vedi ad esempio capital markets, diritto bancario o arbitrato) si lavora quasi sempre in inglese e con il diritto inglese. In questi casi credo che gli studi sarebbero disposti a riconoscere maggiore seniority a fronte di assicurarsi un avvocato che ha maturato l’esperienza sul campo nella capitale Britannica.

Insomma: consiglieresti ad altri di fare questa esperienza?
Assolutamente si. Un’economia globalizzata come la nostra richiede un apertura mentale e una flessibilità che si può acquisire solo vivendo e lavorando, anche solo per un periodo, all’estero. Sia che si voglia rimanere a lavorare qui o si desideri tornare in Italia, un’esperienza in una realtà come Londra non può che arricchire.
 

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